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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 03/02/2012 @ 23:27:37, in Nada Yoga, linkato 1532 volte)


Una delle caratteristiche che rendono unico l’uomo rispetto agli altri animali è il linguaggio.
In effetti se analizziamo la fisiologia degli organi utilizzati nel linguaggio, si evidenzia che essi non sono funzionali né alla masticazione (per via della riduzione della mascella) ne’  alla respirazione (dato l’angolo retto che si crea tra il cavo orale e la faringe, che aumenta la resistenza al flusso d’aria), né alla deglutizione, né all’olfatto.
La funzione per i quali essi sembrano ottimali è la produzione del linguaggio.
In realtà la conformazione ottimale degli organi del linguaggio si forma a partire dai due anni di età, prima vi è grande difficoltà temporanea per il bambino (e definitiva per il primate) ad emettere le tre vocali  i – a – u   da molti considerato il “triangolo vocalico universale” presente in tutte le lingue umane.

I principali organismi interessati nella produzione del linguaggio sono:
-    Polmoni
-    Laringe
-    Bocca
-    Cavità nasali

Quando l’uomo parla utilizza l’aria espirata e le dà forma attraverso la voce e l’articolazione. Ne risultano delle forme particolari. Non visibili ma udibili, forme aree sonore. Queste forme tendono sempre ad assumere la stessa figura disperdendosi poi nell’aria circostante.

Osserviamo ora i polmoni.


I polmoni sono gli organi preposti allo scambio gassoso nel nostro corpo e a tale scopo si muovono in modo ritmico. Il ritmo è una componente fondamentale nella strutturazione del suono. In realtà ciò che è contenuto nel tronco soprattutto nella parte superiore, sottostà ad un ritmo, non solo nella funzione degli atti respiratori e battiti cardiaci, ma anche nella struttura:
le vertebre poggiano una sull’altra, le costole, anche il sistema bronchiale è strutturato ritmicamente.
Ma in realtà il ritmo è in ogni cosa. Un detto Sanscrito recita: “Il tono è la Madre della natura, ma il ritmo ne è il Padre.”
  
Il ritmo può essere visto come la legge del movimento, il ritmo è l’espressione stessa della vita.
Se riflettiamo l’intero organismo umano lavora ritmicamente, il respiro, il cuore, la fame, la sete….ed il rompersi di questo ritmo è chiamato malattia. Non a caso i medici durante una visita ascoltano innanzitutto il ritmo del polso insieme al movimento del torace, ecc….
Vi è una superstizione tra gli Indiani, quando qualcuno sbadiglia  uno dei presenti deve schioccare le dita o battere le mani, poiché lo sbadiglio è un’interruzione del ritmo e lo schioccare delle dita serve per riportarlo alla sua normale frequenza. Un altro esempio lo troviamo nei giovani che imparano il Corano a memoria, che muovono il capo avanti e dietro, non in segno di riverenza ma per regolare il loro ritmo cardiocircolatorio in modo da rendere la mente recettiva.
Cosi quando parliamo, la corrente espiratoria non fluisce in modo lineare, come nella respirazione abituale, ma in onde aeree che fuoriescono dalla bocca e strutturano il discorso ritmicamente. In particolare quando vengono articolate le consonanti, vengono creati degli ostacoli al flusso aereo che modificano la forma dell’aria.
Alcuni studiosi affermano che gli attuali polmoni sono il risultato della trasformazione di organi che possiamo ancora trovare nei pesci (una sorta di branchie) le vesciche natatorie che tra l’altro sono funzionali anche al movimento all’interno dell’acqua. Nella Genesi è scritto: “Il Signore Iddio soffiò il suo alito vitale nelle narici dell’uomo. E l’uomo diventò un’anima vivente”. Questo passo descrive il momento dello sviluppo dell’uomo in cui questo passa dalla respirazione branchiale a quella polmonare, e come sosteneva Steiner: con la capacità di respirare l’uomo accolse un’anima interiore….di fatto l’aria è un elemento animico e quella che respiriamo può essere vista come l’abito fisico di un’anima superiore.
Con l’inspirazione ascoltiamo il cosmo, facendo fluire nel corpo gli influssi spirituali dell’aria che danno forma al corpo. Noi non riusciamo ad udire questa lingua ma gli organi interni si.
Quando parliamo siamo noi che comunichiamo al cosmo creando delle forme con l’aria espirata.
Continua....

di Angelo Galietta
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Di Admin (del 04/02/2012 @ 13:23:38, in Nada Yoga, linkato 1402 volte)


Senza dover scomodare formule magiche pronunciate da maghi o sciamani, è semplice notare come il suono abbia  effetti concreti sul mondo intorno a noi e su noi stessi. Ad esempio ci siamo mai chiesti perché quando siamo colpiti da una improvvisa fitta di dolore l’istinto ci induce ad emettere un gemito? E’ come se quel suono servisse a lenire momentaneamente il dolore.
Ma abbiamo tanti altri esempi:
-    l’ascolto di musica new-age su di noi ha un effetto rilassante, mentre un brano sostenuto come un rock può darci la carica;
-    lo stridere di un gessetto su una lavagna può irritarci;
-    è stato osservato che se delle mucche ascoltano musica classica, queste riescono a produrre più latte;
-    i canti di guerra intonati prima delle battaglie, oggi sostituiti dalle fanfare delle bande militari, servivano per eccitare i guerrieri e tirar fuori il lato più cruento;
-    con gli ultrasuoni, dei suoni con un’altissima frequenza, è possibile cambiare la struttura di solidi (ad esempio frantumare delle pietre), e ci sono già oggi tante applicazioni di ciò nel campo della medicina, della meccanica, ecc.
-    l’ascolto di canti gregoriani mi ha aiutato a sostenere meglio il lavoro di questo lavoro di analisi e sintesi, favorendo la mia concentrazione.

Di fatto in tutti questi casi il nostro corpo o gli oggetti in torno a noi, non entrano in contatto direttamente con nulla di consistente se non il suono, eppure avvengono delle modificazioni sullo stato emotivo e fisico.


Il Suono

Tutto ebbe inizio circa 15 miliardi di anni fa, con una immane esplosione, il Big Bang, talmente violenta e fragorosa da essere ancora oggi riconoscibile nella radiazione cosmica di fondo. Tutto, insomma, ebbe inizio da un suono primordiale.
Generalmente, nel linguaggio comune, quando si parla di suono, s’intende la sensazione psicologica legata all'ascolto. Per descrivere un suono, in effetti, spesso usiamo aggettivi, come ad esempio gradevole oppure fastidioso, che sono legati alla sfera delle nostre emozioni. Ma come possiamo definire in modo più esatto e oggettivo un suono? Per rispondere a questa domanda ci conviene partire dalle origini e quindi, per prima cosa, cercare di capire da dove nasce un suono. Se facciamo un piccolo esperimento e pizzichiamo la corda di una chitarra, ci accorgiamo che, in questo caso, il suono è prodotto e nasce proprio dalla vibrazione della corda.
Per essere più precisi possiamo dire che per vibrazione si intende un movimento oscillatorio di un corpo attorno alla sua posizione di equilibrio come quello mostrato dalla figura precedente. La cosa interessante è che qualsiasi tipo di suono, non solo quello di una corda di chitarra, è prodotto proprio da un fenomeno di questo tipo in cui c'è un corpo, chiamato sorgente del suono, che vibra. Ma come riesce questa vibrazione ad arrivare fino al nostro orecchio per essere percepita? Quello che accade è che, quando un corpo vibra, la sua vibrazione si propaga nell'ambiente circostante sotto forma di un’onda di pressione, ed è proprio quest'onda che è chiamata suono. Per visualizzare questo fenomeno possiamo pensare all'onda che si genera sulla superficie dell'acqua quando agitiamo una mano nel liquido: più la vibrazione della mano è ampia e più sarà alta l'onda che si propaga nell'acqua. Allo stesso modo più è ampia l'oscillazione della corda e più sarà forte il suono che ascolteremo.
Da quello che abbiamo appena detto ne deriva che noi possiamo ascoltare un suono solo se esiste un mezzo attraverso il quale la vibrazione del corpo si può propagare e generalmente questo mezzo di propagazione è proprio l'aria che ci circonda. In realtà, però, il suono si propaga in qualsiasi tipo di mezzo, solido liquido o gassoso anche se con velocità diverse.

La percezione del suono

Per percepire quest'onda sonora l'uomo utilizza l'orecchio, un organo complesso ed estremamente sensibile. Ma non tutte le vibrazioni possono essere percepite dal nostro orecchio e infatti noi non riusciamo a sentire il suono di un fischietto per è perché la sua onda sonora ha una frequenza maggiore dell'intervallo in cui l'orecchio è sensibile. Teoricamente il nostro orecchio è in grado di ascoltare un suono solo se la sua frequenza, cioè il numero di oscillazioni, è compresa tra i 16 e i 20.000 Hertz. Ma in realtà pochissimi individui sono in grado di ascoltare in un intervallo così ampio.



Molto più spesso la massima frequenza che riusciamo ad ascoltare non è maggiore di 16.000 Hz. Ora che abbiamo stabilito l'intervallo di frequenze che possiamo ascoltare, può essere interessante cercare di capire come funziona il nostro orecchio. Per vederlo partiamo dalla porta d’ingresso, una membrana elastica e sensibile che è chiamata timpano. Il suono, o meglio l'onda di pressione che penetra nel condotto, s’infrange contro il timpano che oscilla impercettibilmente - qualche decimo di millimetro - seguendo le variazioni di pressione dell'onda sonora. Il movimento del timpano viene poi amplificato e trasferito tramite tre ossicini, che formano una specie di snodo meccanico, ad un organo chiamato coclea o chiocciola per la sua caratteristica forma a spirale. La chiocciola è l'organo più delicato e complesso del nostro apparato uditivo. Il suo compito è di convertire le vibrazioni meccaniche che giungono dagli ossicini in impulsi elettrici che saranno inviati al cervello utilizzando il nervo uditivo. Per realizzare questa conversione la chiocciola si comporta come un microscopico analizzatore spettrale contenuto nella nostra testa: il suono infatti, prima di essere inviato al cervello viene scomposto in una somma di armoniche ed è questa scomposizione armonica che noi ascoltiamo. Il modo in cui noi percepiamo i suoni quindi, oltre che dai nostri gusti musicali, dipende anche e soprattutto dal modo in cui risponde questo sofisticato sistema di conversione, dalle sue caratteristiche.

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Di Admin (del 05/02/2012 @ 12:25:30, in Nada Yoga, linkato 1047 volte)

L’universo vive di suoni e in tutti questi suoni sono presenti gli armonici. Gli armonici, conosciuti anche come ipertoni, sono un fenomeno sonoro che si verifica ogni volta che un suono viene emesso. Normalmente, ci sembra di percepire note singole quando sentiamo uno strumento musicale come un violino o un pianoforte che suonano una nota. Invece, quasi tutte le note prodotte da strumenti musicali , dalla nostra voce o da altre sorgenti sonore, non sono realmente “note pure”, ma sovrapposizioni di frequenze di note pure chiamate parziali. La più bassa di tutte è detta fondamentale. Tutte le parziali con frequenza maggiore della fondamentale sono dette ipertoni. In molti casi non riusciamo a distinguere i differenti ipertoni che stanno risuonando e che contribuiscono a ciò che definiamo il timbro di uno strumento.  Differenti strumenti suoneranno tutti gli ipertoni, ma specifici ipertoni sono più evidenti in differenti strumenti. Questi armonici dominanti sono chiamati modellanti e sono la parte dello spettro sonoro dove l’energia è maggiormente concentrata. Gli armonici sono presenti in ogni suono e sono responsabili della caratterizzazione del suono stesso, e costituiscono ad esempio la differenza tra una voce ed un’altra. Essi sono in relazione matematica tra di loro e la conoscenza di queste relazioni era alla base dell’opera architettonica della antiche scuole misteriche, infatti i templi scoperti a Roma, ad Atene e in Egitto erano tutti basati su queste proporzioni.
Da un punto di vista matematico abbiamo visto come il suono può essere rappresentato rispetto al tempo con una sinusoide, che è una funzione periodica (di periodo 2∏),  ma in realtà ha un andamento più complesso in quanto composto da diverse funzioni periodiche (gli ipertoni). Tuttavia nella fisica generalmente ci si limita a studiare solo l’andamento sinusoidale che è il risultato della combinazione di tutte le funzione periodiche che lo compongono, attraverso il Teorema di Fourier:
Qualsiasi funzione periodica di frequenza υ può essere decomposta in un solo modo nella somma di funzioni sinusoidali semplici di frequenza multipla di υ, le cui ampiezze sono univocamente determinate
Quindi ogni funzione suono complesso che abbia frequenza u può essere considerato la somma di tanti suoni sinusoidali con frequenza multipla di υ, ed ampiezza univocamente determinata. Denominiamo tali suoni sinusoidali armoniche del suono complesso, per cui possiamo dire che tutti i suoni complessi della medesima frequenza differiscono fra loro unicamente per l’ampiezza delle armoniche.


Ogni Suono contiene l’impronta della sequenza degli armonici, un codice paragonabile alla doppia elica del DNA o alla sequenza dei colori dell’arcobaleno.
Di seguito è riportata una tabella con un primi 16 armonici creati partendo dalla nota fondamentale Do (v=256 hz):


Questi sono gli armonici prodotti delle prime quattro ottave, generati dal primo Do, definito “fondamentale” e che è stato suonato da uno strumento. Tuttavia non sono tutti gli ipertoni prodotti, in teoria la serie di armonici è infinita, con ogni multiplo geometrico della fondamentale che diventa più veloce e più alto. In India la scala che nasce dalle serie armoniche delle prime quattro ottave è conosciuta come “Raga Saraswati”, dove Saraswati è il nome della Dea indiana della musica e della scienza. Naturalmente non tutti gli armonici sono udibili dall’uomo, come abbiamo visto l’intervallo percepibile dall’orecchio umano varia tra i 16 hz e i 20.000 hz anche se poi le cose possono cambiare in funzione di tanti parametri fisiologici. Ad ogni modo senza una buona consapevolezza nell’ascolto non è semplice distinguere gli armonici costituenti un suono.

di Angelo Galietta
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Di Admin (del 05/02/2012 @ 12:48:06, in Nada Yoga, linkato 1099 volte)


La fondamentale, o suono base, è la nostra memoria, il nostro centro, la stabilità. Ogni armonica rappresenta una qualità psicofisica. La difficoltà iniziale consiste nel raggiungere la coscienza armonica, cioè nell'imparare a riconoscere gli armonici, tanto interconnessi nel suono da essere difficilmente distinguibili.
La coscienza armonica consente di risvegliare le potenzialità presenti in noi. E' il cosiddetto terzo orecchio. Il cantante di armonici ha appunto il compito di sensibilizzare l'ascoltatore. Il risveglio comincia dai suoni vocalici. Molti testi esoterici - egizi ed ebraici, arabi e sanscriti, greci e latini, cinesi e giapponesi - fanno riferimento al canto di particolari serie di suoni vocalici. Al di là del profondo significato religioso, parole come Om ed Amen, Alleluia ed Allah, Elohim ed Eleison sono ricche di suoni vocalici, quindi ricche di armonici, e dunque con un grande effetto psicofisico oltre che spirituale.
Nello “Yoga Sutra", Patanjali scrive che ogni qualvolta c'è una manifestazione della coscienza, c'è una particolare vibrazione; esiste cioè corrispondenza tra il tipo di vibrazione e lo stato di coscienza in cui si trova una persona.